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La Vecchia Ferrovia Spoleto Norcia è un raro esempio di infrastruttura abbandonata ma mai dimenticata dalle popolazioni dell’Umbria sud-orientale, che all’inizio dello scorso secolo trovarono in essa il modo per collegare la zona di Norcia e le vicine Marche con Spoleto e Terni. Un perfetto connubio tra storia, memoria, tradizioni, natura, ingegno umano, sport e turismo. Un’opera definita un capolavoro di ingegneria ferroviaria che oggi punta a diventare un volano di primaria importanza per l’economia dei territori che tocca.
Per le sue caratteristiche plano-altimetriche la ferrovia Spoleto-Norcia può definirsi una ferrovia alpina e rappresenta un piccolo gioiello di ingegneria ferroviaria. Lungo il percorso relativamente breve di 51 chilometri vennero costruite ben 19 gallerie, con quella di valico nei pressi di Caprareccia di quasi 2 chilometri, e 24 ponti e viadotti ingegneristicamente avveniristici e di grande pregio architettonico, con vari tratti di linea elicoidali, simili a quelli che si trovano spesso nelle ferrovie svizzere, e pendenze fino al 45 per mille nel tratto tra Spoleto e la valle del fiume Nera; per queste ragioni era chiamata anche il Gottardo dell’Umbria.
Per ragioni di economia venne armata con rotaie tipo Vignole da 18 kg per metro lineare. Lo scartamento ridotto di 950 mm fu adottato principalmente per contenere il raggio di curvatura in molti tratti del percorso: in tal modo le spese di realizzazione furono mantenute più basse di quelle che si sarebbero dovute sostenere nel caso dello scartamento ordinario, a prezzo però di un tracciato molto tortuoso.