Il 1° novembre 1926 venne inaugurata la Ferrovia SpoletoNorcia.
Chiamata a ragione il “Piccolo Gottardo Umbro”, si snodava per 51 chilometri, affrontando la montagna con un coraggio quasi poetico. I suoi progettisti dovettero superare pendenze estreme, tracciare curve strettissime, realizzando 19 gallerie e 24 ponti e viadotti.
Per quarant’anni, fino al 31 luglio 1968, quel treno ha unito comunità isolate, trasportando merci e persone: era il filo d’acciaio che cuciva il tessuto sociale e umano, un simbolo di modernità e speranza in un paesaggio magnifico ma aspro.
Oggi, in occasione del suo centenario, non celebriamo solo la grandezza di un’opera del passato, ma la sua meravigliosa rinascita: dopo anni di silenzio e oblio, il tracciato ferroviario è stato riscoperto e trasformato in una delle più belle e suggestive Greenway d’Europa. Chi pedala o cammina lungo questo percorso riscopre la stessa meraviglia, attraversando le antiche gallerie e gli arditi viadotti.
“Fra le ferrovie di montagna italiane, la Ferrovia Spoleto-Norcia ha sempre rappresentato per unanime giudizio non solo italiano, il massimo sforzo di tecnica dei tracciati; essa è anche la più ardita e difficile, tanto che a nessuno oggi potrebbe venire in testa di compiere ex novo uno sforzo simile”.
Giovanni Koenig, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte di Firenze tra il 1960 e il 1990






























































